Il ritorno delle sorelle Bronte

sorelle BronteInsieme a Jane Austen, anche se sono vissute qualche decennio dopo, hanno inventato il romanzo romantico al femminile, anche se le loro opere sono meno rassicuranti e più tormentate di Orgoglio e pregiudizio: le sorelle Bronte, Emily, Anne e Charlotte, vissute nelle brughiere dello Yorkshire, sono e rimangono delle icone del romanticismo, nella sua veste più appassionata e cupa, più gotica e inquietante.

Se Jane Austen ha avuto in questi ultimi anni una crescita di interesse letterario esponenziale, le sorelle Bronte hanno da sempre un loro pubblico, soprattutto per quello che riguarda Jane Eyre, storia di formazione con risvolti gotici, di Charlotte, l’unica delle tre che riuscì ad avere una vita quasi normale, amore compreso, e Cime tempestose di Emily, appassionato inno all’amore fou e tragico, oltre il tempo e oltre lo spazio.

Alcune iniziative presagiscono un’inevitabile crescita di interesse verso queste tre scrittrici, che passarono praticamente tutta la loro vita isolate nello Yorkshire, oggi diventato terra di turismo da parte di tante appassionate e appassionati alla loro opera.

Il romanzo biografico I sogni perduti delle sorelle Bronte di Syrie James (Piemme), già autrice de Il diario segreto di Jane Austen, ricostruisce la vicenda umana delle tre scrittrici, dal fatto di dover usare pseudonimi maschili per pubblicare i loro libri alla genesi delle loro storie, immergendo in un mondo lontano e spietato, affascinante e cupo, sapendo appassionare come un romanzo ma nello stesso tempo essendo documentato come una biografia. Una buona prova, in cui l’autrice parte come nel libro precedente dall’espediente manzoniano di aver ritrovato un manoscritto con il diario di Charlotte da qualche parte, narrando la vicenda delle tre sorelle Bronte dal punto di vista della maggiore e forse della più fortunata, anche in vita.

Aveva già pensato Bianca Pitzorno a dare una sorta di seguito a Jane Eyre, o meglio di universo parallelo, con La bambinaia francese (Mondadori), in cui si raccontava la storia dal punto di vista di Berta, la moglie folle di Rochester, qui vittima delle circostanze e salvata dall’eroina della storia. In tempi recenti è uscito La figlia di Jane Eyre di Elizabeth Newark (Tea), raccontando la storia di Janet, figlia di Jane e Rochester, ormai al suo debutto in società. I risultati non hanno convinto tutti, più che altro per la perdita dell’atmosfera gotica che era uno dei punti forti di Jane Eyre, ma c’è da pensare che non rimarrà un esperimento isolato.

Mentre in Gran Bretagna la BBC continua a produrre adattamenti dei classici inglesi, compresi i romanzi delle Bronte, inediti in Italia ma reperibili in lingua originale in tutti i canali ufficiali (ma un Jane Eyre televisivo ha fatto capolino un paio d’anni fa su Rete 4 una sera), si annuncia una nuova versione cinematografica sempre di Jane Eyre dopo quella, impeccabile, di Franco Zeffirelli del 1995 con Charlotte Gainsborough e William Hurt. La prossima primavera Mia Wasikowska, già Alice per Tim Burton, sarà Jane a fianco di Michael Fassbender, che ha già fatto l’eroe romantico in Angel di Ozon, per la regia di Cary Fukunaga, con nel cast anche Judi Dench, Valentina Cervi e Sally Hawkins.

Resta un po’ in alto mare invece il previsto remake di Cime tempestose, dove non si sa ancora se il ruolo di Catherine, tenuto in passato da Merle Oberon e Juliette Binoche, andrà a Natalie Portman, Carey Lowell o all’esordiente Kaya Scodelario, già fanciulla mitologica in Scontro tra titani.

Complementari al mondo rassicurante solo all’apparenza di Jane Austen e dei suoi riti sociali cortesi ma spietati, le sorelle Bronte possono ancora ispirare passioni e sogni con le loro storie e le loro vite, tra castelli e brughiere, tra passati che tornano e amori inconfessabili che non possono essere rinnegati e dimenticati.

Elena Romanello