Il linguaggio segreto dei fiori, successo o flop?

il linguaggio segreto dei fiori3

“Non mi fido, come la lavanda,

Mi difendo, come il rododendro

Sono sola, come la rosa bianca, e ho paura.

E quando ho paura, lascio che la mia voce siano i fiori”


 

Victoria ha appena compiuto diciotto anni, è arrivato il momento di prendere le redini della propria vita e lasciare da parte l’assistente sociale, il tribunale, le famiglie affidatarie e tutto ciò che satellita attorno all’essere una figlia indesiderata. Indesiderata dai genitori che l’hanno abbandonata, indesiderata dalle famiglie affidatarie, indesiderata dal suo riflesso nello specchio. Nell’arco di due anni, Victoria imparerà ad arginare la sua misoginia e a comunicare con il resto del mondo con e grazie ai fiori ed al suo Linguaggio segreto dei fiori. Accanto a lei Elisabeth, Grant, Renata, Nathalya, mamma Ruby e la piccola Hazel figure più o meno presenti ma tutte ugualmente importanti per la lunga risalita di questa giovane senza radici. 

Come forse avrete capito, oggi voglio parlarvi del nuovo successo editoriale Il linguaggio segreto dei fiori, il romanzo d’esordio di Vanessa Diffenbaugh, edito in contemporanea internazionale il 5 maggio 2011, e pubblicato in italia dalla casa editrice Garzanti.  Il linguaggio segreto dei fiori è stato definito un successo editoriale senza precedenti. Si parla spesso di successi editoriali, molte volte sono flop che devono le loro numerose vendite unicamente ad una buona campagna pubblicitaria. Con questi presupposti, mentre tutto il mondo leggeva  Il linguaggio segreto dei fiori io mi dedicavo ad altre letture e lasciavo spazio al giudizio del tempo. Solo la settimana scorsa, approfittando di qualche giorno libero fra due esami, mi sono cimentata nella lettura di questo successo editoriale.

alt

Cosa mi aspettassi?

Non lo so neanche io, forse mi aspettavo un flop, una storia banale con personaggi vuoti e magari un titolo completamente fuori luogo rispetto al contenuto del romanzo, posizionato lì ad hoc per attirare l’attenzione del lettore.

Cosa ho trovato?

Un romanzo interessante, piacevole, a momenti esasperante a momenti avvolgente, ma niente che giustifichi il termine “successo editoriale”. È vero che ultimamente si tende a dare il titolo di “successo editoriale” a tre categorie di romanzi: 1) gli autopubblicati che vendono migliaia di copie (magari perchè venduti a 1 euro su amazon); 2) ai romanzi accompagnati da un buon lavoro di marketing; 3) ai romanzi il cui protagonista è solitamente un, passatemi il termine, “Relitto umano”.

 Il linguaggio segreto dei fiori si colloca fra il secondo e il terzo punto. Victoria è un relitto della società, anzi più precisamente è un relitto umano, incapace di relazionarsi con gli altri, con la sindrome dell’indesiderata, l’indadeguata e l’incapace; Victoria arriva a convincersi di non meritare la felicità, di non meritare di ricevere amore e tanto più d’esser capace di donare amore a sua volta. Quanto questa situazione sia imputabile a Victoria e quanto alla rete sociale che l’avvolge non è rilevante, è vero invece che in diverse occasioni Victoria congelata nel suo “non valgo niente” non riesce a cogliere la palla al balzo e le possibilità che la vita le offre.

Perchè è vero che le possibilità arrivano a tutti, a chi più a chi meno, a chi vengono servite sul piatto d’argento e a chi piombano dal cielo inaspettatamente, ricchi e poveri, fortunati e sfortunati, l’importante è coglierla per tempo… e Victoria non ha molto tempismo, ma nonostante tutto anche lei riuscirà a trovare la sua strada grazie al prezioso aiuto di chi la circonda. A tutto questo aggiungiamo la grande campagna pubblicitaria che ha preceduto la pubblicazione (addirittura in contemporanea internazionale) con tanto di sito internet dedicato al “favoloso mondo di Victoria” creato dalla Garzanti, insomma un successo assicurato, mancava solo un prezzo di copertina da competizione per garantire a Il linguaggio segreto dei fiori il titolo di “libro più venduto del secolo”.

Con tutto questo non voglio affatto sminuire il romanzo, come ho già detto è un bel romanzo che va gustato per quel che è, senza le troppe pretese di incontrare il sacro gral della letteratura moderna… anche perchè l’anno prossimo arriverà un nuovo e della Diffenbaugh non si parlerà più, un po’ come accadde a la lettrice bugiarda di Brunonia Barry.

Vi lascio, dunque, con una semplice frase: “il musco non ha radici”, non starò qui a spiegarvi la frase… cercate il significato nel linguaggio dei fiori del musco e capirete. E ora non mi resta davvero che augurarvi buona lettura…

 

Flavia Pellegrino