{Nuove Voci Letterarie} Il lavoro più (in)adatto a una donna

il lavoro più inadatto a una donnaSettembre. Suono della campanella. In un’aula disadorna una professoressa al primo incarico si avvia a vivere l’inizio della sua carriera con ancora nella mente la decisione maturata negli anni della fanciullezza: da grande farò qualsiasi cosa, ma non l’insegnante!

 

 

Il lavoro più (in)adatto a una donna”, edito da Cento Autori Edizioni, nasce dalla penna di Chiara Santoianni, già autrice del romanzo di chick lit “Il diario di Lara.

Attraverso una scrittura leggera ed uno sguardo ironico, tipico del genere chick lit, l’autrice ci presenta le “avventure semiserie di una docente precaria” almeno nell’animo, dall’amata laurea in Lettere inseguendo la passione per la Letteratura all’atterraggio poco morbido nel mondo dell’insegnamento dove del bellissimo sogno fatto di lavagne, gessetti, interrogazioni da 10 e studenti spugna pronti ad assorbire tutta la conoscenza della loro insegnante c’è ben poco.

Più che il proprio “posto nel mondo” la protagonista è alla disperata ricerca del proprio “posto nella scuola” migrando dalla cattedra al lavoro in segreteria borderline fra corpo docenti e personale Ata, attraverso esami di terza media, commissioni d’esame, compilazione dei registri, colloqui con i genitori, collegi docenti e sindacalisti per finire in estenuanti code al provveditorato immersi fino al collo nella più inutile burocrazia tipica del nostro Bel Paese.

Un’autobiografia simpatica che si lascia leggere volentieri fino al piacevole finale… quando beh, forse la felicità va cercata fuori dagli edifici scolastici!

 

Chiara SantoianniCiao Chiara, benvenuta su Pensorosa.it, raccontaci un po’ come nasce Il lavoro più (in)adatto a una donna?

Nasce dalla mia esperienza diretta: dopo aver lavorato diversi anni nella scuola, da insegnante in classe e poi da docente “utilizzata in altri compiti”, ho deciso di far conoscere alcuni aspetti inediti del mondo dell’istruzione. C’è ancora chi pensa che fare l’insegnante sia un lavoro privilegiato, non solo: il lavoro più adatto a una donna. Poteva essere vero fino a qualche decennio fa; oggi i docenti, e in particolare le docenti, non possono compensare le fatiche scolastiche né con molto tempo libero (tra orario prolungato, studio, riunioni e correzione dei compiti vanno via anche i pomeriggi), né con la tranquillità domestica, perché il tempo da dedicare alla casa è sempre di meno e bisogna smaltire anche lo stress della giornata. Se si sceglie di non insegnare, poi, come ho fatto io, si va incontro a una serie di svantaggi burocratici totalmente ignoti ai più. Nel mio libro, ho quindi descritto senza veli la realtà degli studenti, degli insegnanti, degli impiegati, dei capi, sempre però con il sorriso sulle labbra: il mio intento non è mai stato polemico, ma umoristico. Il testo è piaciuto alla Cento Autori, una casa editrice molto seria, che aveva in programma di affrontare il tema della scuola e che ha deciso di investire su di me.

 

Mi è sembrato di capire che sia (in parte o tutto) un’autobiografia…

Si tratta di una storia vera e autobiografica. Ho scelto di raccontare la scuola dal mio punto di vista per dare maggiore credibilità agli episodi narrati, ma anche per trasmettere al lettore la mia partecipazione agli eventi e per poterli raccontare in maniera divertente, con molta autoironia: è meglio scherzare su se stessi, che non sugli altri. La precarietà citata nel sottotitolo non si riferisce però direttamente alla mia situazione lavorativa. Sono di ruolo, ma con l’editore abbiamo voluto sottolineare l’incertezza che caratterizza oggi il mondo del lavoro, e che ha coinvolto anche me: appena conquistata una sicurezza, una legge ministeriale la spazzava via.

 

Gestisco questa rubrica da quasi due anni, ho letto circa 60 libri fino ad oggi e conosciuto altrettante autrici, chi autopubblicata, chi vincitrice di concorso con pubblicazione, chi “fortunata eletta” da una casa editrice. In base alla tua esperienza personale: è così facile lasciare tutto e “fare la scrittrice”?

Vivere di sola letteratura è il sogno di ogni scrittore; purtroppo, oggi, solo pochissimi in Italia possono permetterselo: si tratta di un ristretto gruppo di scrittori famosissimi (Niccolò Ammanniti, Andrea De Carlo, e pochi altri). Di fatto, quasi ogni scrittore/ scrittrice è costretto ad affiancare alla scrittura un’altra attività, che nel migliore dei casi è una collaborazione editoriale. O si mette in proprio, offrendo servizi di valutazione di testi, correzione di bozze, editing, magari attraverso il Web. Molti scrittori sono giornalisti, o insegnanti (e qui torniamo al tema del mio libro!). Sono convinta, tuttavia, che le preoccupazioni quotidiane non facciano bene alla letteratura. Lo affermava già Virginia Woolf nel 1929: per scrivere una donna avrebbe bisogno non solo di “una stanza tutta per sé”, ma anche di una rendita.

 

La scrittura è per tutti, non tutti sono per la scrittura” ti va di commentare questa frase?

È una massima che condivido in pieno. Quando mi chiedono che cosa consiglio a chi voglia scrivere un libro, la mia prima risposta è… di non scriverlo! A meno che, naturalmente, non si sia fortemente motivati e, soprattutto, non si siano ricevute già molte conferme del proprio talento artistico. È vero che gli Italiani sono un popolo di “santi, poeti e navigatori”: quasi tutti hanno nel cassetto, se non il romanzo della loro vita, una raccolta di poesie. Il problema sorge quando le vogliono pubblicare! Oggi, uno scrittore alle prime armi ha numerose possibilità di farsi conoscere: portali letterari, servizi di print on demand (Boopen.it, Ilmiolibro.it, Lulu.com…), ma anche case editrici disposte a pubblicare autori ignoti, o poco validi, dietro un compenso – spesso sproporzionato rispetto alle spese reali. L’editoria è diventata apparentemente più ‘democratica’, ma l’enorme quantità di materiale, spesso scadente, immesso sul mercato penalizza le opere di valore, che si fanno strada più difficilmente tra le pile di manoscritti sulle scrivanie delle redazioni editoriali. Tanto che gli editori, oggi, preferiscono ricorrere alle segnalazioni degli agenti o dei librai.

 

Cosa consiglieresti alle scrittrici (giovani o meno) che aspirano ad entrare in questo magico mondo?

Il primo consiglio l’ho appena dato: scrivere solo se si è sempre sentita l’esigenza di farlo e se si sono ricevute conferme positive dai lettori, sia pure parenti e amici. Poi, leggere molto, anzi moltissimo, e di tutto: non si può essere scrittori senza essere in primo luogo onnivori lettori. Infine, fare pratica ed affinare la tecnica: sia con l’esperienza (provando varie strade letterarie: giornalismo, collaborazioni editoriali, uffici stampa, ghostwriting…) sia studiando i consigli dei manuali per scrittori, che non potranno mai regalare il talento, ma utili spunti sì.

 

Hai altri progetti letterari in cantiere? Ti va di farci qualche anticipazione?

In realtà ho moltissimi progetti letterari (non smetto mai di pensare ai libri che vorrei scrivere), ma pochissimo tempo per realizzarli, a causa del lavoro più (in)adatto a una donna! Ho già due testi pronti: un libro per ragazzi e un manuale sui viaggi; ne era già prevista la pubblicazione da parte di noti editori, ma contingenze economiche del settore l’hanno rimandata. Ho anche promesso ad ARPAnet, il mio editore milanese, di scrivere il sequel del mio romanzo di chick lit Il diario di Lara. Nel mio futuro prevedo anche un giallo, ma solo quando mi sentirò pronta.

 

Hai un sogno nel cassetto? Ti piacerebbe condividerlo con noi?

Il mio sogno più grande è quello di ogni scrittrice, come dicevo: poter dedicarmi esclusivamente alla scrittura, facendone un vero lavoro. Se si avverasse, però, continuerei sempre ad occuparmi del mio portale per le donne, Chiara’s Angels.

 

 

Come già anticipato dall’autrice, potete continuare a seguire Chiara attraverso il suo portale Chiara’s Angels o attraverso il suo blog. Per ulteriori informazioni sul suo libro curiosate nel sito della casa editrice Cento Autori  ed a noi non resta che augurarci di ospitare nuovamente Chiara nella rubrica di Pensorosa.

 

 

Flavia Pellegrino