Il Buio oltre la siepe: dall’Alabama a Rosarno

In una cittadina del “profondo” Sud degli Stati Uniti l’onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d’ufficio di un “negro” accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrarne l’innocenza, ma l’uomo sarà ugualmente condannato a morte.

 

La vicenda, che è solo l’episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei.
Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell’infanzia che è un po’ di tutti noi, con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale.

Il Buio Oltre la Siepe è stato scritto da Harper Lee nel 1960, e le valse il Premio Pulitzer. L’autrice con maestria e delicatezza ci dipinge, attraverso gli occhi semplici e smaliziati di una bambina, un affresco dettagliato della realtà in Alabama, nel profondo Sud, nei primi decenni del ‘900. Una realtà in cui i “negri” vivono ancora all’ombra del grande ed impeccabile uomo bianco, una realtà in cui la giustizia non è uguale per tutti.

Per questo romanzo, definito “Un dono per il mondo intero. Modello di buona scrittura e sensibilità umana”, l’autrice nel 2007 è stata premiata dal Presidente degli Stati Uniti con la più alta onoreficenza civile statunitense, la “Medaglia Presidenziale della Libertà”, ed il suo romanzo è entrato a far parte della Storia e della Letteratura Americana, inserito in tutti i programmi scolastici.

 

Il razzismo sembra ormai una parola antica, sembra trascorso un millennio dal “sogno” di Martin Luther King, abbiamo un presidente statunitense di colore dovrebbe rappresentare la svolta, dovrebbe ricordare al mondo che i diritti civili ed umanitari non cambiano per il colore della pelle, eppure ancora oggi, nel 2010 assistiamo ad intolleranze razziali, a “ghetti” per gli immigrati, e “giustizie” non del tutto imparziali.

 

Oggi più mai la Piccola Scout, e la sua lingua tagliente e priva di inibizioni, dovrebbero far riflettere ognuno di noi.

                                                                                            Flavia Pellegrino