Dodici mesi con dodici libri sul comodino

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Negli ultimi cinque giorni abbiamo mangiato, ci siamo ingozzati come maiali all’ingrasso. Nonni, zii, cugini, fratelli lontani e nipoti vicini. Le famiglie si riuniscono e chissà perchè sempre davanti ad un pranzo o ad una cena di tre o quattro portate. Si ride e si scherza, si prendono in giro momenti imbarazzanti della nostra vita come figli e ci rivendichiamo descrivendo la monotonia dell’atteggiamento dei nostri genitori. “Papà basta parlare di quando facevo la pipì a letto, sono passati dieci anni e questa è una preistoria”. Le nonne cercano di capire tutti i discorsi ma ogni tanto ripetono “Cosa? Non ho capito, di che parlate?” perchè la vecchiaia gioca brutti scherzi. Ci si scambia gli auguri, regali utili e no, laute mance e cugine che ti costringono a giocare a tombola con gli ultimi risparmi del tuo portafoglio. Sono sempre stato sfortunatissimo al gioco d’azzardo. A tombola poi, mi capitavano sempre le cartelle con i numeri come 90, 19 e 23. Non escono mai. Mentre mia cugina di dieci anni aumenta la sua paghetta del 90% io finisco in bancarotta. Dopo il Natale, viene Capodanno. Uh Signore che paura. La festa più squallida dell’anno, tutti in rosso, tutti ubriachi, l’unghietta dello zampone che ti guarda, il trenino di Fabrizio Frizzi in televisione e un mal di testa clamoroso una volta che ci si sveglia. Come augurarvi un buon anno? E come rimuginare sulla cose che sono accadute nel 2010? E’ stato un anno molto particolare, interessante in cui ho esplorato il mio coraggio da cittadino del mondo e ho trovato lo spazio creativo per il mio blog. Sulla mia Moleskine, sono annotate tutte le mie uscite, i miei post e anche tutti i libri che mi hanno tenuto compagnia prima di dormire. Così ho intenzione di associare ad ogni mese dell’anno passato un libro, può essere uno spunto di riflessione per voi e un dolce ricordo per me.
Gennaio. “Il bambino con il pigiama a righe”di John Boyne. Il 27 Gennaio è la giornata della memoria, per non dimenticare l’orrore dei lager nazisti, luogo in cui hanno trovato la morte sei milioni di ebrei. Questo libro narra la storia toccante e drammatica di questo bambino che ignaro di tutto sarà vittima di questo sistema disumano.
Febbraio. “La sovrana lettrice” di Alan Bennett. Questo scrittore inglese ironicamente immagina la regina Elisabetta II che riscopre la grande passione per la letteratura, divora libri presi in prestito dalla biblioteca ambulante che una volta a settimana si ferma nel cortile principale di Buckingham Palace. La fine del libro vi lascerà a bocca aperta. Geniale.
Marzo. “Col Cavolo” di Luciana Litizzetto. Una volta all’anno bisogna prendere in mano un libro che sia ironico, che parli di noi, dei nostri lati più buffi, delle nostre caricature. E chi meglio di Luciana? Il suo modo è imparagonabile. Non smetterete di ridere un secondo.
Aprile. “Il Giardino dei Finzi Contini”di Giorgio Bassani. Un classico ci vuole, vanno sempre rispolverati. L’idea di riscoprire una Ferrara negli anni ’30, una famiglia benestante e un’amicizia coinvolgente che deve sopportare il peso di una guerra.
Maggio. “Bagheria” di Dacia Maraini. Lei è la mia scrittrice preferita, ha una sensibilità unica, rara che dedica alle donne, a tutte le donne del mondo. In questo libro racconta la sua Bagheria, la sua Sicilia e le radici di quella famiglia a cui si sente visceralmente attaccata.
Giugno. “Vicino e Distante” di Camilla Cederna. L’ho divorato sul Tgv verso Parigi, ne ho un buonissimo ricordo. La Cederna è una bravissima scrittrice e affronta i classici temi della società moderna paragonando gli stessi in due momenti storici differenti. Sottile ironia, intelligenza tutta al femminile, da leggere.
Luglio. “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg. Ogni famiglia ha il suo lessico, il suo dialetto. Frasi celebri di una nonna, parole nostrane di un padre affettuoso ma oligarchico. La Ginzburg è adatta a questo tipo di narrazione, nel suo libro è facile sentirsi uno di famiglia, sentirsi legittimati dalle sue parole.
Agosto. “Sostiene Pereira” di Antonio Tabucchi. Mi è stato regalato dalla mia prozia, astuta lettrice e fantastica critica letteraria. Ambientato a Lisbona durante la guerra civile è un preciso ritratto della situazione che vivevano i portoghesi e in particolare il protagonista, il direttore di un giornale. Narrazione veloce, personaggi dai tratti simpatici.
Settembre. “I diari di Virginia Woolf”. Non è facile da leggere Virginia Woolf, a volte è ridondante ed eccessivamente geniale. Le pagine intime del suo diario sono lo specchio di una vita complicata, teneramente raccolte dal marito subito dopo il sucidio della scrittrice. Vi capiterà di amarla per le sue lettere così spontanee.
Ottobre. “La lunga vita di Marianna Ucria”di Dacia Maraini. Marianna Ucria era una nobildonna di Bagheria, vissuta nel 1700, antenata dell’autrice. Sordo-muta dalla nascita divenne giovane sposa dello zio, una vita passata tra gravidanze, letture e domande. Il motivo del suo handicap? Lo si scopre piano piano assaporando le pagine di questo classico.
Novembre. “Matilde di Canossa” di Edgarda Ferri. Una delle mie biografie storiche, questa volta la protagonista è Matilde, contessa delle terre di Canossa. Nel 1077 sarà lei a convincere il cugino Enrico IV l’imperatore a inginocchiarsi davanti al papa Gregorio VII. In balia degli eventi Matilde sarà l’ago della bilancia durante l’XI secolo per i rapporti tesi tra papato e Impero. Splendida l’analisi sentimentale e psicologica della figura di Matilde.
Dicembre. “Nonna Carla” di Alain Elkhan. Un figlio tende la mano ad una madre stanca e malata. Quali sono i ricordi più affettuosi? Cosa può spingere una donna a sentirsi abbandonata dalla vita? L’affetto con cui l’autore parla dei figli Jaki, Lapo e Ginevra, a cui i libro è dedicato, e il loro rapporto con la nonna, tipica donna ebrea al centro di una famiglia numerosa e unita.

Questi sono dodici libri, ce ne sono stati altri su quel mio disordinato comodino. Ogni libro ha una sua storia ma quando entra in contatto con me è come se lo adottassi. Ricordo i luoghi precisi e il momento preciso in cui li ho terminati, le sensazioni che mi hanno trasmesso e la cura con cui cercavo di non rovinare le copertine. E’ così che vi auguro un buon anno, con la speranza che un buon libro vi faccia sorridere, arrossire ed emozionare.

 

Lorenzo Bises