Concorso letterario: raccolta estratti 25 – 30

concorso letterarioEstratto 25

La strada che percorreva, ormai da tre anni, era sempre la stessa. Anche l’orario di rientro verso casa era all’incirca sempre uguale…le 22:00. In fondo, era inutile lasciare prima il suo ufficio. Claudio non aveva nessun motivo per tornare prima, non c’era nessuno ad aspettarlo se non un batuffolo peloso che miagolava.

 

Quante sere passate ad accarezzare Sissi, quel gatto antistress che, però, era in grado di stare anche tante ore da solo durante il giorno e … forse… ne era anche contento. In realtà c’era anche una persona in carne ed ossa che avrebbe voluto incontrarlo tutte le sere e che lo aspettava pazientemente dietro la finestra del suo appartamento, adiacente a quello di Claudio. Una donna, una bella donna, alta, mora e con gli occhi celesti.

Francesca, spesso, sorseggiando una tazza di thè, guardava la strada e aspettava di vedere la macchina del ragazzo trentenne che tanto l’aveva colpita, e intanto si chiedeva: “ Perché non riesco a conquistarlo?” , “ Cosa sbaglio?” , “ Forse sono troppo insistente o troppo presente? “, “ Magari se fossi più sfuggente…”.

Pensieri e domande inutili, per Claudio era semplicemente una vicina di casa, molto carina e con cui scambiare due chiacchiere, magari in merito a qualche decisione condominiale, ma niente di più.

Per nessun motivo avrebbe cambiato il tragitto da percorrere in macchina dalla sede dell’azienda che gestiva fino alla sua abitazione. C’era un motivo troppo importante per cui era necessario passare per quella strada e a quell’ora. In realtà, a volte, proprio nel momento in cui le ruote della macchina di Claudio scivolano sull’asfalto di via delle Violette lei non c’era.. e pensare che era disposto, spesso, a rallentare e a camminare a passo d’uomo pur di cercarla tra le tante ragazze anche a costo di essere visto da qualche conoscente e di essere scambiato per “un cliente”.

 

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Estratto 26



Dipingere non era il mio passatempo, semmai l’arte mi teneva a galla, anzi molto di più, realizzava me stessa.

Potevo esprimermi senza vincoli. Dove mi avrebbe portato non era molto importante, vitale era tenere il pennello intriso di colore in mano, sentirne l’odore, sporcare i polpastrelli di rosa, azzurro, rosso, blu e percepirne sotto la trama della tela mentre piano i colori si spandevano su di essa. Tutto il mio mondo racchiuso negli sguardi sulle mille tele della mia vita.

Gli uomini che avevo conosciuto guardavano con superficialità e noncuranza i miei dipinti e non mi vedevano. Avevo imparato a capire da questo chi non avrebbe mai fatto rotta verso la mia anima.

Non mi cercavano e non mi vedevano.

Come donna sì, intendiamoci, le fattezze c’erano e la simpatia pure o perlomeno così dicevano e facevano presumere.

Dopo l’ultima inevitabile delusione avevo pensato che avrei dovuto abituarmi all’idea di una vita in soltiaria. Non avevo chiuso nessun ponte, se avessi incontrato la persona adatta, avrebbe potuto imbarcarsi non appena fossi giunta al porto.

Sconfortata dagli incontri sfortunati avevo digerito lo stato della mia vita ma mi mancava, come l’acqua nell’arsura, l’amare e l’essere amata.

Lo nascondevo agli occhi di tutti, ma davanti alle mie tele la sera piangevo in marrone e in nero il mio dolore.

 

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Estratto 27

«Sei splendida ma … è strano, sai che non mi ispiri sesso?».

Dovevo immaginare che una storia che iniziava con questi presupposti non poteva finire se non male! E bene è stato proprio così, un uomo, quell’uomo è stato capace di rovinarmi la vita, ma grazie a lui sono rinata.

Una storia durata tre anni e una convivenza di due. Nessuno aveva idea che potessi essere infelice, nemmeno la mia migliore amica Anna … non avevo il coraggio di raccontarle ciò che accadeva. E poi lui, lui era così maledettamente bravo a far credere agli altri ciò che voleva che, a volte, io stessa mi sentivo esagerata, troppo pretenziosa … e via con i sensi di colpa.

Gennaro, questo il suo nome, conosciuto da tutti però come Genni. Lui era l’uomo apparentemente perfetto, ricco di attenzioni, gentile, educato e da uno spiccato buon gusto … decisamente inconsueto per un uomo comune.

E bene sì, lo ammetto (e non credete che non mi costi), il nostro era tutto fuorché un rapporto “di letto”. Insomma, per le meno perspicaci, Genni era ed è omosessuale.

Lo so, di certe cose si dovrebbe aver sentore, dovevo o potevo aspettarmelo, ma è la classica situazione da film e non da vita reale … o per lo meno così pensavo.

Dopo aver preso coscienza che la persona che avevo più amato nella mia vita non era però attratta da me, è iniziato il periodo più triste, ma nello stesso tempo incredibilmente più fruttuoso della mia vita. Già, è sorprendente come le pene d’amore riescono sì a farti sprofondare in una valle di lacrime, ma allo stesso tempo ti tirano fuori una voglia di rivalsa come poche.

Fino a quel momento la mia vita era piuttosto ordinaria: un lavoro in un callcenter e, come molti italiani del XXI secolo, vivevo da precaria senza alcuna speranza dell’agoniata stabilità. Almeno sino a quel momento.

Dopo la rottura inevitabile con Gennaro (mi rifiutavo di chiamarlo con quel diminutivo decisamente così poco virile), scelsi di allontanarmi per un po’, ma quando tornai, capii che il nostro rapporto andava al di là di qualsiasi cosa e decidemmo non solo di rimanere amici, ma gli proposi di diventare mio socio.

 

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Estratto 28

Aveva preso a piovere e gli pareva dolcissimo ed insensato starsene abbandonato nella penombra del vagone, quand’ecco rallentarsi la corsa per la prima stazione che già offriva allo sguardo lontane luci. Ed il momento era cruciale: se nessuno gli avesse invaso il campo, tra i passeggeri appena tirati su, avrebbe proseguito il suo viaggio solitario e beato, senz’altre fermate, sino a destinazione. Le gocce a rigagnoli descrivevano traiettorie assai singolari ed erano passati ormai minuti interi, senza che nessuno avesse sciupato quella quiete dello stare. Riprese soddisfatto le sue letture, quando, annunciato da un trascinarsi di valigia, percepì il sopraggiungere di passi vicini e sbuffanti. Sperò, per quel che gli restava, di sentirli svanire nel silenzio ma fu del tutto inutile: ormai quei passi erano entrati nel suo scompartimento, irrimediabilmente. Ed erano passi di donna. Sedettero ai poli opposti della vettura e, di lì a poco, i Santi Numi della Notte baciarono le loro fronti, sprofondandoli in sogni di nuvola, sciupati solo da qualche scossone.

C’è forse una macchinazione più grande della vita stessa? Ciò che si è perduto e ciò che si è trovato si confondono sempre, “più in là”, nella natura fugace di un attimo. Era entrata irrimediabilmente nel suo scompartimento ed era destinata a restarci nonostante quello non fosse il suo posto…


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Estratto 29

Come si fa a riconoscere il Principe Azzurro? Viene davvero sul cavallo bianco con l’abito tutto in tinta celeste? Oppure porta un cartellino di riconoscimento? Insomma chi di voi donne quando incontra un uomo, quando si innamora e decide di convolare a nozze ha la certezza matematica di aver incontrato il Principe Azzurro?

Il Principe Azzurro dovrebbe avere dei segni di riconoscimento. Per prima cosa, sarete d’accordo con me, il principe Azzurro non deve complicare la vita. La vita di Cenerentola era già abbastanza complicata di suo, Azzurro le ha aperto le porte del palazzo reale e da sguattera è diventata Regina in un soffio. Come Cenerentola sono in tante le “eroine” delle fiabe che grazie al loro principe (più o meno azzurro, anche lì era una scelta di moda) si ritrovano ad essere grandi donne, acclamate da tutti con ben poche preoccupazioni. Unica eccezione è forse La bella addormentata… ditemi voi se una che dorme per cento anni può avere una vita complicata!

La mia comunque non era una vita complicata. Con gli alti e i bassi di tutti gli studenti fuori sede al primo anno di una facoltà che sembrava infinita, reputavo di vivere una vita normale; tutto questo fino a quando ho conosciuto il mio “principe azzurro”.


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Estratto 30 

Mi chiamo Andrea, la mia è una famiglia borghese e per giunta del sud … e vi assicuro, non c’è nulla di peggio. Ho scelto di cominciare a scrivere proprio a causa del malessere che oramai provavo da anni, scrivere mi fa sentire libera.

Dalla vita ho avuto tanto, forse tutto: affetto, denaro, notorietà, prospettive, ma il prezzo da pagare è stato davvero alto. Sono irrequieta, tormentata, ma riconosco di avere un talento, la danza, che però non posso coltivare come vorrei. Sono stata così costretta a vivere una vita finta, nella quale non ho mai potuto essere me stessa.

Più volte sono stata sul punto di dire tutta la verità, di urlare non tanto al mondo, quanto ai miei genitori la verità, ma alla fine tornavo sui miei passi e abdicavo ad una ‘normalità’ che tanto ho odiato. Mancanza di coraggio? Sì, ma non solo. La mia più grande paura non erano i miei genitori, quanto l’incresciosa situazione in cui li avrei poi messi.

Nella mia camera un foglio incorniciato padroneggia: “Solo se l’essere umano agisce e ha il coraggio di rischiare, può far pace con il destino e compiere il proprio karma”. Non una semplice frase, ma lo slogan che avrei voluto diventasse rappresentativo della mia vita e che mi portò alla resa dei conti.

Avevo pensato tanto al momento giusto, alla circostanza più adatta, ma come spesso nella vita, tutto accadde inaspettatamente.

 

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