Concorso letterario: raccolta estratti 1 – 6

concorso letterario Estratto 1

Camilla ha tre anni, occhi verdi c capelli ricci come i capricci e una bocca che dice solo verità, sta aspetta il rientro dell’uomo della sua vita, il suo papà! Disegna “astrrronavi” sul vetro aspettandolo. Lui rincasando porta con se Ismir un bimbo dalla pelle ambrata e occhi da cerbiatto, di origine egizia.

I suoi genitori sono dovuti partire all’improvviso e Ismir vivrà con Camilla. Nelle estati che trascorreranno insieme saranno inseparabili, come i pappagalli e stipuleranno un patto per la vita. “Ismir, posso chiederti una cosa? mi prometti che quando saremo grandi, staremo insieme? Sarai il mio principe? Mi salverai sempre e mi cercherai, anche quando sarò vecchia come mia mamma??”. Dopo tanti anni in Egitto, finalmente, la pace è tornata e Ismir può ricongiungersi alla sua famiglia in una terra molto lontana. Camilla gli dona un album, con la promessa che lui dovrà inviare ogni giorno, un disegno del posto dove andrà.

Tornata da Dublino, ormai donna, Camilla viene svegliata da una telefonata improvvisa, della ragazzina dolce e vivace di un tempo ora c’è solo una donna amareggiata per la delusione della vita, per aver perso un’amore ed esser stata ferita nel cuore. Un incontro in un teatro alle soglie della città cambierà per sempre la sua vita.

 

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Estratto 2

Ma cosa mi sta succedendo? Proprio non capisco. Non c’è ragione per cui mi debba sentire così strano. No. “Strano” non è la parola giusta… Scombussolato, forse. Ma che motivo ho per sentirmi scombussolato? Devo solo andare ad un concerto con Laura. Il concerto mi piace, Laura è un’amica, e allora perché mi sento così… okay, scombussolato?

Ma cosa mi sta succedendo? Proprio non capisco. Non ho mai dato tanta importanza a come vestirmi. Soprattutto non ho mai riflettuto molto su cosa indossare per incontrare Riccardo. Eppure eccomi qua, da mezz’ora davanti a questo benedetto armadio a sei ante, senza nulla che valga la pena tirar fuori.

Ma perché mi sento così? Forse è il cado. Sì, è sicuramente il caldo. Giustamente ad agosto non può far freddo, ma quest’anno sta esagerando! Mi sono appena fatto la doccia e sono già sudato di nuovo. Sì, è sicuramente il caldo che mi fa sentire così scombussolato, come se avessi perso il senso dell’orientamento. D’altra parte lo dicono tutti che il calore abbassa la pressione, e quindi con la pressione più bassa è normale sentirsi deboli e disorientati.

Però il problema non è solo il vestito. È che… Ma no, che sto dicendo!? Non posso essere agitata al pensiero di incontrare Riccardo. Che motivo avrei per essere agitata o nervosa? Lo conosco da dieci anni.

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Estratto 3

“Sei una donna. Non puoi non desiderare ciò che tutte le donne vogliono.”Ogni volta che vedo mia nonna, devo sopportare il solito discorso sull’ovvio e tradizionale ruolo che le donne hanno sempre avuto e sempre dovranno avere nella società. Ma il femminismo non è mai esistito? Non sono mai esistite donne come Olympe De Gouges, Mary Wollstonecraft e Simone De Beauvoir? Eppure mi sembra di aver visto i loro scritti in libreria! Di certo mia nonna non le ha conosciute. E, se lo avesse fatto, sicuramente avrebbe propinato anche a loro gli insegnamenti che riserva sempre a me.“Cos’altro può volere una donna se non sposarsi, avere dei figli ed essere una perfetta donna di casa?”A volte mi chiedo come facciamo ad avere lo stesso DNA, io e mia nonna. Lei si è sposata a diciassette anni e non ha mai fatto altro che la moglie e la madre di quattro figli. Nella sua ottica, io che ho trentadue anni sono già una vecchia zitella. E infatti, fino a qualche mese fa, la prima cosa che mi domandava vedendomi era: “Allora, ci sono novità? Hai conosciuto qualcuno?”. Le importava solo che trovassi un uomo che potesse salvarmi dalla zitellagine. Da quando, invece, ha saputo dell’esistenza di Riccardo, la domanda d’apertura della conversazione è diventata: “Allora, ci sono novità con Riccardo? Per quando mi devo aspettare i confetti?”

 

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Estratto 4

Estate 2010

Era tardissimo. Il giornale doveva andare in stampa, era arrivata una news dell’ultimo momento, talmente importante da costringerla a cambiare completamente la prima pagina. Doveva risistemare tutta l’impaginazione e scrivere il nuovo editoriale. I minuti erano davvero contati.

Da quando era entrata a far parte della redazione, aveva annullato completamente la sua vita. Alessandro o chi per lui erano stati abbandonati nel dimenticatoio. Esisteva solo lei e la sua carriera, e per una volta all’anno c’era Ben. L’unico che riuscisse a farla distendere, rilassare e sentirsi come una giovane spensierata.

Guardò l’orologio. Era dannatamente tardi. Era arrivato il momento di scegliere… il giornale o Ben. Purtroppo non era una vera scelta, poteva fare solo una cosa.

Scostò dalla scrivania tutte le carte, scelse un cartoncino, fece un lungo respiro e iniziò a scrivere.

Al termine, inserì il biglietto in una busta e chiamò con l’interfono la segretaria.

«Miriam, per favore, porta questo biglietto a questo indirizzo.» le scrisse l’indirizzo su un post it a parte «poggialo sul secondo tavolino di destra e accertati che l’uomo che si siederà lì lo veda.»

La segretaria la guardò incerta.

«Un uomo? Un uomo qualsiasi o uno in particolare?»

Catrina sorrise debolmente. No, Ben non era un uomo qualsiasi.

«Un bel uomo.»

«e ha un nome questo bel uomo?»

Caterina scosse la testa.

«No, ma chiamalo Ben, digli che ti manda Penny e capirà.»


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Estratto 5

Nella misera periferia di un campo nomadi Valentina, una giovane donna rom, sogna un futuro in cui poter avere un documento di identità che le consenta finalmente di sentirsi meno invisibile agli occhi del mondo. Una identità che le permetta una vita diversa da quella che la cultura a cui appartiene ha deciso per lei, allontanandosi da un destino che ha già letto troppe volte negli occhi delle altre donne che conosce e nelle pieghe dei loro corpi consumati dalle numerose gravidanze. Valentina tiene stretti i suoi sogni, nascosti per far si che niente e nessuno glieli possa infangare. Sogna di paesi distanti, di ricchezze, di gioielli e vestiti. Sogna di un principe azzurro che le avrebbe regalato oro e felicità. Sogna di una famiglia che si sarebbe occupata di lei. Sogna ogni volta che qualcuno la picchia come se fosse un oggetto di nessun valore.


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Estratto 6

Giorni in cui solo qualche SMS riusciva a farli sentire più vicini. Niente favole, niente incantesimi, niente lettere d’amore. Solo SMS. Per quanto la tecnologia potesse aiutarli, non poteva però certo unirli come lei, si era resa conto, desiderava. La tecnologia non poteva farli guardare negli occhi. La tecnologia non poteva far si che lui la prendesse per mano. La tecnologia non poteva dirle che sapore aveva un suo bacio.

Ambra se lo chiedeva ogni sera, prima di andare a letto. Non aveva realmente idea di chi fosse, lo sapeva, eppure avrebbe voluto sapere che sapore aveva un suo bacio. All’inizio si era sentita stupida, poi aveva pensato a Cenerentola, che dopo solo un ballo aveva capito chel’uomo della sua vita era proprio il principe. Per non parlare della Bella Addormentata, che l’aveva capito dopo un ballo nel bosco. O di Biancaneve. Bella addirittura si era innamorata di una Bestia che la teneva prigioniera, Jasmine di un ladro.

Era quindi lecito che lei volesse sapere che sapore aveva un bacio di lui. Non voleva altro. Non voleva il ballo, non voleva la promessa di amore eterno, non voleva il “per sempre felici e contenti”. Voleva solo sapere che sensazione avrebbe suscitato in lei un suo bacio. Che sapore avevano le sue labbra? L’avrebbe abbracciata durante il bacio? Le avrebbe accarezzato le guance? Oppure i capelli? Avrebbe intrecciato le sue mani con le proprie?

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