C’era una donna: “estratto18”

altEstratto 18

Nulla era cambiato, tutto sembrava solo un po’più decadente, ma forse era solo l’atmosfera di desolazione tipica della stagione. La grande terrazza di pietra era orfana dei tavolini e delle sedie in plastica, ma troneggiavano ancora, imbragati in lenzuoli di tela cerata, le macchinette dei videogiochi e del calcio balilla, accanto ai quali lei, bambina, aveva trascorso pomeriggi interi ad osservare con timidezza i ragazzi più grandi esaltarsi davanti agli schermi colorati ed agli ometti di plastica, manovrando con destrezza joystick o palette.

Avvertiva ancora nel palmo della mano la sensazione del metallo pesante degli spiccioli che le servivano per comprare il ghiacciolo, che lei contava e ricontava, incerta se usarli per la merenda o per tentare il brivido di pigiare quei bottoni colorati.

Il bar aveva le saracinesche abbassate ma se ne intravedeva l’interno polveroso, con il vecchio bancone scuro ed il freezer dei gelati. Nell’angolo c’era ancora il telefono a gettoni, quello da cui, appesa alla cornetta, ascoltava la voce lontana della mamma che la salutava dalla città. Attraverso la linea gracchiante a Sarah pareva sempre di avvertire una nostalgia non dichiarata, una voglia di riabbracciarsi presto, come se quei quindici giorni lontane fossero un periodo troppo lungo da sopportare.

 

 

 

 

 

 

p.s. Gli estratti sono pubblicati in forma anonima (senza titolo ne autore) al fine di rendere più oggettiva la valutazione da parte della giuria popolare.