C’era una donna: “estratto 8”

altEstratto 8

Lui mi porge una ciliegia.

Assaggia, dice, solo un morso.

La mia mascella s’irrigidisce, le palpebre si serrano, non posso guardare. Risento la voce di mia madre che nei singhiozzi mi chiede di mangiare. Fallo per me, ti prego, supplicava, accarezzando quel lenzuolo bianco che ero nel mio letto d’ospedale. Non so più quando è successo, l’inganno, quanto è durato, senza spiegarci mai.

Riapro gli occhi e oggi c’è lui seduto davanti a me, le sue mani chiare che parlano al posto della bocca e mi vengono incontro porgendo due ciliegie.

In fondo, sono solo due ciliegie, ripete.

E’ facile, insiste.

La sua fiducia ostinata mi convince quando spingo il mio piatto nudo fino a lui. Poi impallidisco, lo sento nel sudore freddo della schiena, nel disgusto che sale da sotto, ogni volta. La ciliegia nella sua mano intatta mi guarda, pupilla spalancata, iniettata di sangue. Cibo vivo, che assale, che morde, divora, che mi divora, lui me. Io masticata, ingoiata. Non sono guarita, non ancora. Non si guarisce dal troppo amore. Perché non capisce?

Non posso. Non ancora, dico. Mi alzo, stanca.

Arrivederci dottore.

A domani.

Rimango nel cortile della Clinica a respirare. Il cielo è di nuovo senza colore e il vento ha ammassato tutte le nuvole dietro alla montagna. Certo, erano solo due ciliegie. Come no.

 

 

 

 

 

 

p.s. Gli estratti sono pubblicati in forma anonima (senza titolo ne autore) al fine di rendere più oggettiva la valutazione da parte della giuria popolare.