C’era una donna: “estratto 10”

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È proprio questo il problema del genere femminile. Abbiamo troppi neuroni mestruati che vogliono dire la loro. Troppi pensieri, troppe menate. Anche ora, per esempio. Un uomo farebbe un ragionamento del genere nell’arco di un’intera giornata. Forse ci impiegherebbe anche un paio di giorni perché, quando impegnato in altre faccende non riesce di certo anche a pensare. Sappiamo che se l’uomo sta scrivendo non è in grado di ascoltarti. Così come non è capace di rispondere ad una domanda, anche semplice, mentre sta innaffiando l’orto.

 

 

Io tutto questo ragionamento l’ho partorito (sì, perché è stato come un parto, doloroso e allucinante, nel senso di avere proprio le allucinazioni) mentre riponevo al suo posto la cornetta del citofono. In quanto, tre secondi? Facciamo quattro per stare larghi.

A volte è davvero snervante essere una donna. Dovrebbero darci un’indennità solo per questo, alla nascita, nel momento esatto in cui veniamo al mondo, anche perché non crediate che una volta a letto il nostro cervello si disinneschi. No, proprio per niente. È sempre pronto. Sempre attento. Sempre pensante. E quasi sempre in menata!

Ripongo la cornetta, apro la porta di casa e in meno di cinque secondi sono nel vialetto e lui è lì, in piedi, appoggiato alla portiera della sua macchina che fuma una sigaretta con uno strano modo di fare da bello e dannato. Manca solo la giacca di pelle nera, sotto una maglietta bianca, il jeans effetto acqua in casa e il ciuffo alla Elvis che da quel tocco di classe immortale.

 

 

 

 

 

p.s. Gli estratti sono pubblicati in forma anonima (senza titolo ne autore) al fine di rendere più oggettiva la valutazione da parte della giuria popolare.