Carlo Verdone e il suo primo libro

Mercoledì 06 Giugno 2012 09:00 Redazione

libro carlo verdoneC’è un tempo per ogni cosa. Per giocare a nascondino, per crescere, per essere felici e per ricordare. Il ricordo è uno strumento indispensabile per l’uomo che non ha davanti a sé un futuro certo ma ha un passato e questo passato risulta la colonna portante di momenti importanti. Una sera ad una cena tra amici si è parlato di case d’infanzia, si immaginava quanto fosse difficile cambiare casa, inscatolare la propria attitudine alla collezione di oggetti più inutili e quanto fosse nostalgico abbandonare i propri luoghi infantili.
“La mia casa è sempre stata la mia casa, da quando sono nata” dice Serena.
“Io ho traslocato due anni fa, è stato difficile” ribatte Laura.
Io nei primi dieci anni della mia vita ne ho cambiate cinque, così il luogo riparato dove è custodita la mia infanzia diventa la casa della nonna, sempre lì, uguale a se stessa, immutabile se non in qualche piccolo angolo.
La casa, luogo di agitazione e di sentimenti controversi, spazio condiviso insieme ad una famiglia che la vita ti dà senza consultare profili caratteriali o annunci di coinquilini.
Qualche giorno dopo quella cena mi ritrovo a sfogliare uno dei libri che mia madre aveva comprato da poco, uno in particolare mi incuriosisce.
Sento l’odore della carta, leggera, bianchissima.
La casa sotto i portici.
Carlo Verdone ha scritto il suo primo libro e afferma che sia stato il film della sua vita.


libro Ammetto di essere stato scettico il primo momento nei confronti di questo libro, avevo paura fosse il solito romanzetto in cui si fa spazio alla celebrità raggiunta e ai personaggi noti in una ridondanza tutta dello spettacolo, piacevole ricredersi.
Una lettura sottile, ironica e scorrevole.
Carlo affronta un momento delicato e da lì parte a raccontare quanto la sua casa d’infanzia abbia vissuto con lui i migliori anni della propria famiglia in un elaborato scorcio emotivo.
Lascia quella casa sotto i portici, dove sul terrazzo si godeva di una delle viste più incantevoli di Roma, città che diventa una casa più grande e che avvolge l’intero romanzo.
Le stanze appaio vuote e silenziose ma ispirano il ricordo di attimi indelebili nei quali si sono svolte litigate tra fratelli, incontri fortuiti e primi baci.
Carlo racconta con semplice ironia la sua vita da ragazzino, quando si era invaghito di una delle sue domestiche, di quando incontrò Alberto Sordi che abitava nel palazzo accanto, di quando scorgeva il padre, giornalista e docente universitario, alle prese con scartoffie e amicizie altolocate, insomma, tutto diventava un’avventura osservata da un vetro rotto della porta che divideva il salone con il corridoio.
Gli anni dell’adolescenza poi trovano la propria strada nello spettacolo, alle prese con i provini e le imitazioni che lo resero famoso. Quei personaggi sono in realtà frutto della comicità di alcuni parenti o amici, inventati e rielaborati in quelle stanze.
Crescendo però si và incontro al cambiamento, alla perdita delle certezze familiari che corrispondo ai propri genitori, la casa d’infanzia si svuota e si lascia spazio alle nuove prospettive della vita, a nuovi tragitti, inaspettati e sconosciuti.
Quello che Carlo Verdone ha scritto è davvero un bel libro.
Un modo sincero e caloroso di ritornare a vivere i ricordi felici di un’infanzia ricca, accogliente, piena di fantasia.
Lo consiglio a chi ha voglia di fare un tuffo a Roma e di godersi la vista mozzafiato di quella casa sotto i portici che custodirà per sempre i ricordi della famiglia Verdone.

 

Lorenzo Bises

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