Auschwhitz e le Schiave abusate

Centinaia di donne tedesche e polacche, imprigionate nei campi di concentramento per essere considerate “asociali” o aver avuto, per esempio, una storia d’amore con un ebreo, dal 1942 vennero costrette a prostituirsi nei bordelli istituiti nei lager da Heinrich Himmler, il capo delle SS, ufficialmente per scongiurare eventi di omosessualità nei campi ed ufficiosamente per accrescere la produttività dei prigionieri-lavoratori maschi. Per decenni, nessuno ha osato parlare di questo dramma.

 

Helga Schneider, figlia di una SS di Auschwitz, nel suo ultimo romanzo,       
La baracca dei Tristi Piaceri, ha il coraggio di raccontarci la cruda realtà di queste donne, per anni non considerate come vittime del nazismo. Donne abusate nel corpo e nell’anima dalla prigionia, dai carcerieri, ma anche dai loro compagni di prigionia, che a fine guerra hanno avuto per loro parole di disprezzo e di mortificazione.

Costrette ad avere rapporti contro la loro volontà ogni 15 minuti, cronometrate come macchine, senza alcun riguardo igienico, costrette ad abortire senza anestesia in condizioni aberranti, le schiave vivevano nel girone dell’inferno chiamato Sonderbau.

Donne dimenticate ed umiliate, dimenticate ed umiliate nei lager, trattate peggio degli animali da monta, utilizzate per rispondere alla fregola maschile degli SS, dei capò e dei prigionieri più “Fortunati” e diligenti. Donne dimenticate ed umiliate dalla storia per che decenni ha cercato di cancellare la loro esistenza.

Ogni guerra, dall’alba dei tempi porta con se la il vendersi per soldi, ovunque ci sia un uomo carico di adrenalina, deve esserci una donna libera o prigioniera che soddisfi i suoi bisogni. Perché dunque stupirsi tanto che anche nella Germania nazista ci fossero dei lager di questo tipo?

La domanda, purtroppo, è un’altra, perché nascondere questa atroce realtà? Perché umiliare ancora queste donne non riconoscendole come vittime anch’esse dei lager?

Oggi 27 gennaio, giornata della Memoria dedichiamo un istante a ricordare queste vittime che non avevano la “colpa” di essere di “razza inferiore”, ma hanno pagato ugualmente un caro prezzo. Concludo con la frase che l’autrice Helga ha dato in risposta ad un intervista a Noidonne.org “La violenza sulle donne non è solo un problema fra uomini e donne, ma è la forma più odiosa di negazione della libertà, del progresso e della dignità individuale. Finché questo principio non sarà radicato nel genere maschile, qui e altrove, la violenza sulle donne continuerà, così come finora ha travalicato indisturbata i confini delle nazioni, dei tempi e delle civiltà.”.

Flavia Pellegrino