24 Febbraio 1931. In questa data nasceva mia nonna paterna. E anche Marta Marzotto, regina dei salotti che contano da Cortina a Roma passando per Milano e Firenze. Entrambe figlie di dipendenti delle Ferrovie dello Stato, entrambe di umili origini, entrambe future spose di uomini che avrebbero permesso loro una vita agiata.
Marta Marzotto è uno di quei personaggi così estrosi, particolari, da suscitare sempre molto interesse. Innanzitutto perché è poliedrica, mai stanca di se stessa e dell’immagine che si percepisce di lei dall’esterno, la vediamo protagonista sulle riviste patinate per i suoi kaftani orientali, per i suoi gioielli sempre più grandi e appariscenti.
Per il suo sorriso.
Mi sono chiesto subito: cosa concede il sorriso ad una donna di ottant’anni?
I soldi, la possibilità di vivere la propria vita senza l’ansia di un conto in banca che si prosciuga e di veder svanire una ricchezza ormai al tramonto?
Un primo pensiero maligno si rivolgerebbe a questo, la stabilità economica ti permette una sicurezza maggiore ma a 80 anni per quel genere di sorriso nei confronti della vita ci vuole ben altro.
La bellezza di veder crescere figli e nipoti ad esempio, la volontà di non lasciar andare mente e corpo anche quando la società ci etichetta come “pensionati” o peggio “vecchi bacucchi”.
La contessa è sempre presente a feste, inaugurazioni di mostre e musei, ospite di riguardo alle sfilate durante la settimana della moda di Milano e volto chiave di fondazioni benefiche.
Dietro quel sorriso c’è anche il dolore di una madre che ha subito la perdita di una figlia a solo 32 anni a causa di una malattia su cui ancora si conosce poco e niente, la fibrosi cistica.
Gli altri figli, tra cui il famoso Matteo, vivono con lei successi e compleanni, l’ultimo, l’ottantesimo è stato festeggiato in pompa magna, d’altronde è un bel traguardo nella vita di una donna energica.
Oltre che essere stilista, designer di gioielli, costumista, è appassionata di arte. Per molti anni è stata legata al pittore Renato Guttuso, conosciuto ad una cena nella casa milanese di una nota curatrice di mostre, in quel periodo in cui l’arte riempiva il cuore e il portafoglio dell’alta società italiana.

Nel suo salotto romano, prima che si trasferisse definitivamente a Milano, una sera comparve negli anni ’70 anche Andy Warhol, precursore della pop art, esteta stravagante che onorò Marta Marzotto della sua presenza.
E’ probabile che sia stato più diva di lei in questa speciale occasione.
Non è solo una musa ispiratrice, una professionista del saper stare nel bel mondo, è una donna colta, che ha lavorato rendendosi indipendente agli occhi del maschilismo, ha vissuto nella semplicità per poi vivere agiatamente.
Un personaggio intrigante, testimone di un’Italia felice, spensierata.
Una donna capace di vivere in simbiosi con la sua età, senza rinnegarla e senza remarle contro.
Perché ogni singola ruga diventa la cicatrice di un sorriso o di un pianto.
Lorenzo Bises
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